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IL GATTO CON GLI STIVALI 2 - L'ultimo desiderio
Animazione
di Joel Crawford, Januel Mercado
100 minuti - USA 2022

Mai avremmo pensato 11 anni dopo di scrivere una recensione de Il Gatto con gli Stivali 2: L'ultimo Desiderio, diretto da Joel Crawford (già dietro la macchina da presa per DreamWorks con I Croods - Una nuova Era e Trolls World Tour) e dal 7 dicembre al cinema dopo le anteprime del 3 e 4 con Universal Pictures. E mai avremmo pensato di trovare un franchise rinverdito e rivitalizzato, con ancora qualcosa da dire, sia dal punto di vista estetico che dei contenuti. Al contrario dello sfortunato Strange World (qui potete leggere la nostra recensione del film Disney), è questo il vero film animato di Natale 2022, che ci sentiamo di consigliare assolutamente. Pensate un po', per apprezzarlo non serve necessariamente aver visto il primo film: vediamo nel dettaglio perché. Il primo aspetto per cui colpisce dritto nel segno Il Gatto con gli Stivali 2, proprio come la spada affilata del protagonista, è l'aver ripreso sapientemente la lezione di Shrek - almeno i primi tre film, il quarto facciamo finta che non esista - da cui è nato come spin-off. Il primo Gatto con gli Stivali non reggeva bene l'essere uno standalone e il non vivere come sidekick del protagonista (l'orco targato DreamWorks), quindi questo sequel sembrava fondamentalmente inutile, soprattutto dopo 11 anni. Che bello venire smentiti e sorpresi: non solo il sequel si rivela necessario, anche per dare uno scossone e un nuovo possibile corso alla DreamWorks che si era un po' rintanata nelle retrovie complice la pandemia, ma anche fruibile senza aver visto il primo capitolo. Questo è un punto a favore, non solo perché come dicevamo Il gatto con gli stivali, nonostante la parte culturale e visiva spagnola, era facilmente dimenticabile ma anche perché questo capitolo 2 riprende un personaggio forte di un franchise di successo per dargli lo standalone che si meritava fin dal principio. Riscrive, ammicca e strizza l'occhio in modo dissacrante, come già aveva fatto Shrek, alle favole della nostra infanzia e della tradizione letteraria e orale, tra celebrazione e presa in giro. Addirittura tirando fuori Riccioli d'Oro e i tre Orsi (unica pecca del film, il terribile doppiaggio in dialetto del gruppo), Big Jack Horner dalla filastrocca della tradizione inglese e il Lupo Cattivo che diviene rappresentazione della Morte (cosa ci poteva essere più geniale di questo se pensiamo alle tante riletture di Cappuccetto Rosso?). Senza dimenticare una sorta di stanza degli artefatti che permette in un colpo solo di omaggiare una serie di classici delle favole. Parliamo della morte perché è questa la trama principale del sequel. Al Gatto con gli Stivali rimane solo una delle sue proverbiali nove vite, permettendo tutta una serie di riflessioni filosofiche tra le righe sulla caducità della vita mortale e sull'importanza di assaporare ogni singolo momento. A quel punto vuole trovare a tutti i costi la Stella del Desiderio, che si dice possa esaudirne uno solo, come ogni favola che si rispetti. Vi si metterà alla ricerca insieme a Kitty Zampe di Velluto - unico ritorno dal precedente film, ma qualunque importante trascorso tra i due viene raccontato in questo sequel - e a Perrito, un cane-terapia malandato. Non poteva mancare la spalla dato che finalmente il Gatto ha uno standalone come gli si confà, e Perrito non solo assolve benissimo al compito con la sua apparente ingenuità e la insistente e contagiosa bontà ma ne diventa anche l'anima e il cuore, dimostrandosi un perfetto cane-terapia e portatore del messaggio finale del film, per grandi e piccini. Un azzeccato insegnamento natalizio che lo rende il film d'animazione perfetto per le festività del 2022. Ci sono tantissimi inside joke anche sul crescere e fare un bilancio della propria vita (o delle proprie nove) arrivati ad un certo punto, facendosi crescere una folta barba per dare un aspetto più d'esperienza a Gatto e strizzare l'occhio alla moda hipster, o l'essere un bevitore assiduo di leche. Il film gioca tantissimo con i simboli, per ricordarci quanto siano importanti ma spesso fuorvianti e non necessari. Come la spada del Gatto, rappresentazione solo apparente della sua forza, e il suo sguardo felino colmo di dolcezza, entrato di diritto nella storia del cinema dopo Shrek 2 ma che allo stesso tempo qui troverà nuova linfa grazie ad un'intuizione intelligente. Kitty Zampe di Velluto ovviamente non è la Damigella in Difficoltà ma una coprotagonista al fianco del Gatto, rendendo attuale anche questa caratteristica della pellicola e avvicinando i due al rapporto di amore-sfida tra Batman e Catwoman (non lo diciamo solo perché c'è una gatta di mezzo). Non è solo il comparto contenutistico, che abbiamo provato a sviscerare a più livelli, a brillare ne Il Gatto con gli Stivali 2: L'ultimo Desiderio ma anche quello visivo. L'animazione utilizzata da Joel Crawford e Chris Melendandri (il fondatore della Illumination, qui produttore del film) mescola sapientemente animazione classica in 2D e moderna in CGI 3D, dando un effetto quasi pittorico al risultato finale. L'utilizzo del 2D avviene soprattutto per le sequenze d'azione, perfettamente orchestrate tanto a livello di regia quanto di messa in scena, donando loro un effetto-ritratto che sembra omaggiare i lastroni Disney. Il colorato mondo del Gatto ha insomma tutte le carte in regola per tornare ad appassionare il pubblico. È quindi una gioia per gli occhi oltre che per la mente assistere a questo sequel, che piacerà tanto agli spettatori adulti quanto ai più piccini, riunendo tutto quello che c'era da riunire 11 anni dopo la fine di Shrek.
Federico Vascotto (Movieplayer.it)
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